Se l’Anello del Potere diventa un Algoritmo: Papa Leone XIV cita Tolkien nella sua prima Enciclica

C’è un momento preciso in cui la cultura pop smette di essere semplice intrattenimento e diventa una lente filosofica per interpretare il futuro. Quel momento si è consumato nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, durante la presentazione ufficiale di “Magnifica Humanitas”, la prima lettera enciclica di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Nel testo, promulgato nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII (il documento che affrontò la rivoluzione industriale), il Pontefice ha sorpreso i teologi e i fedeli di tutto il mondo inserendo un riferimento esplicito all’immaginario letterario di J.R.R. Tolkien.

Ma non si tratta di una trovata di marketing comunicativo. La citazione del professore di Oxford tocca il cuore etico del testo: il pericolo della delega tecnologica e il fascino distruttivo del controllo assoluto.

La tentazione di Sauron e l’illusione del controllo

Nel cuore dell’enciclica, Papa Leone XIV traccia un parallelo tra la hybris contemporanea dei creatori dei grandi modelli linguistici (LLM) e la brama di dominio che muove le forze oscure nella Terra di Mezzo.

Il Papa avverte che l’intelligenza artificiale, quando viene concepita come uno strumento per superare i limiti intrinseci della natura umana — strizzando l’occhio alle correnti del transumanesimo e del postumanesimo — agisce esattamente come l’Unico Anello. Promette una semplificazione della vita, offre l’illusione di risposte pronte a ogni enigma umano, ma al contempo esige un prezzo altissimo: l’indebolimento del giudizio personale, il controllo sociale e l’appiattimento della creatività.

“Come l’Anello di Tolkien, che prometteva il dominio sulle menti ma finiva per consumare e schiavizzare chiunque lo indossasse, così l’algoritmo non regolato rischia di trasformarsi in una protesi della coscienza, dove l’uomo non è più il creatore, ma il subordinato di una macchina.”

Leone XIV non condanna la tecnologia in sé, ma la tendenza umana a delegare le scelte morali e il discernimento etico alle macchine. Per il Papa, il “potere tecnologico” deve trovare un limite chiaro nella tutela della giustizia, evitando di trasformarsi in un’architettura di sorveglianza e mercificazione.

Babele contro Gerusalemme: il bivio dell’era digitale

L’intera intelaiatura di Magnifica Humanitas si sviluppa attorno alla metafora delle due città, ripresa sia da Sant’Agostino che dalla Genesi: l’umanità si trova oggi al bivio tra l’edificare una nuova Torre di Babele o il lavorare insieme per la Nuova Gerusalemme.

  • La via di Babele (La dittaura degli algoritmi): Rappresenta il tentativo prometeico di affidare la verità all’automazione, creando polarizzazione, guerre informative, manipolazioni e nuove disuguaglianze sociali.
  • La via di Gerusalemme (L’ecologia della comunicazione): È lo sforzo comunitario e un’alleanza educativa che rimette l’essere umano al centro dello sviluppo, integrando l’IA come un “aiuto prezioso” che però richiede responsabilità, trasparenza e governo etico fin dalla sua progettazione.

Perché proprio Tolkien? Il legame profondo con il Magistero

La scelta di inserire il papà del fantasy moderno in un documento di massimo magistero cattolico non deve stupire chi conosce la biografia dei pontefici recenti. Già prima di salire al soglio petrino, diverse figure della Chiesa avevano identificato in Tolkien un profondo pensatore cristiano.

Tolkien era un cattolico devoto che vedeva nella scrittura una forma di “sub-creazione” sotto lo sguardo di Dio. Il suo rifiuto del modernismo cieco e della meccanizzazione della vita (simboleggiata dall’industria distruttiva di Saruman a Isengard) risuona perfettamente nella critica che Leone XIV muove oggi alle Big Tech.

L’uso di questa metafora serve a lanciare un messaggio universale, comprensibile anche al di fuori dei confini ecclesiali: la tecnologia deve restare uno strumento di pace e disarmo — sia militare che verbale — e non un’arma di frammentazione sociale o, peggio, un presunto realismo politico che normalizza i conflitti e la perdita di centralità della coscienza umana.

Restare umani nel cantiere del futuro

L’enciclica si chiude con una scommessa profonda sulla speranza e sulla libertà dell’uomo. Il Papa ricorda che il futuro non è già scritto dagli algoritmi e che le risposte preconfezionate della tecnologia non potranno mai sostituire l’ansia di infinito, il dolore del limite e la magnifica complessità dell’animo umano.

Citare Tolkien è il modo in cui la Chiesa nel 2026 dice alle nuove generazioni che la grande battaglia del nostro tempo non si combatte sui server o sui mercati azionari, ma nel core di ogni persona, chiamata a scegliere se restare il custode della propria libertà o cedere al canto del cigno dell’efficienza artificiale.

Sergio Sarnari
Sergio Sarnari

Co-fondatore di Vaticano.com. Informatico di professione ma umanista per formazione, unisce la passione per l'innovazione tecnologica a un profondo interesse per la storia, la fede e lo studio degli itinerari spirituali. Autore del Report sul turismo religioso, cura da anni lo sviluppo del portale integrando visione strategica e sensibilità culturale per raccontare la bellezza e la tradizione del territorio sacro.